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14 marzo 2018
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Morto Ivano Beggio

Presidente visionario

Lo storico presidente di Aprilia è morto a 73 anni dopo una lunga malattia. Imprenditore lucido e visionario, ha dato un contributo fondamentale al mondo delle due ruote, anche fuoristrada

“Su incarico della Famiglia Beggio, con cui ho mantenuto in questi anni rapporti di stima e affetto, ho il doloroso compito di informare che l’Ingegnere Ivano Beggio ci ha lasciati questa notte attorniato dall’amore dei suoi cari a causa dell’improvviso aggravarsi di una malattia”. Un messaggio solenne e secco, quello inviato da Claudio Pavanello, l’ex addetto stampa di Aprilia, ai giornalisti. Un messaggio che annuncia l’addio alle scene terrene di un autentico rivoluzionario.

Ivano Beggio, un autentico rivoluzionario 

Ivano Beggio, per il mondo della moto italiano, è stato un autentico rivoluzionario. Uno che, alla stregua di Claudio Castiglioni, ha saputo dare al termine imprenditore il suo valore più autentico, ossia di chi investe le proprie risorse per fare “impresa”. Un concetto che rimanda a qualcosa di avventuroso, in cui solo pochi riescono ad emergere e a farcela. A ben vedere, lui e Castiglioni sono state due facce della stessa medaglia. Il patron di Aprilia più schivo, quadrato, indulgente alla grandeur e alla magnificenza; il secondo più vulcanico, estroverso, mediatico.

Senza dubbio Beggio è stato il più grande innovatore nel mondo delle due ruote. Grande appassionato di moto e pilota amatoriale, ha ereditato la fabbrica di biciclette di suo padre trasformandola pian piano in costruttore di moto. Ebbe l’intuizione di cogliere come si stava modificando la mobilità urbana, diede una svolta nel mondo degli scooter con lo Scarabeo (nel 1993) e con la gamma SR e prima ancora con la famiglia degli Amico. Capì per primo – a differenza dei giapponesi – l’importanza delle race replica per vendere più moto e ciclomotori. Un driver che negli anni 90, grazie ai successi in pista di Loris Reggiani, Loris Capirossi, Max Biaggi, Tetsuya Harada e soprattutto Valentino Rossi, fece schizzare in alto le vendite dell'azienda e la sua popolarità tra i 14-16 enni.

La passione per le corse nel DNA di Aprilia

E poi c’è l’attività sportiva, che lo ha reso celebre nel mondo. Un’avventura iniziata quasi per caso: Loris Reggiani (all’epoca senza contratto) e il suo manager Michele Verrini sottoposero al rampante imprenditore veneto il progetto di una 250 cc fatta in casa, spinta da un motore Rotax. Beggio dette loro dei soldi per cominciare, in cambio della sponsorizzazione sulla livrea. Alla prima stagione arrivò subito una vittoria, che fu la prima pietra miliare di una lunghissima storia di successi conseguiti dal reparto corse di Noale.

Beggio il visionario, Beggio che amava il consenso, Beggio che trasformava in oro tutto quello che toccava. Come ai tempi in cui BMW dette in subappalto ad Aprilia la costruzione delle 650 con motore Rotax. Un contratto tra le due aziende siglato in marchi contro lire, che si rivelò un clamoroso successo imprenditoriale per Beggio, spinto dalla rivalutazione esponenziale della moneta tedesca. Beggio non passò solo all’incasso, ma continuò a investire. Costruì il Reparto corse a Noale e la fabbrica di Scorzé, nel Veneziano: due realtà che all’epoca erano a dir poco fantascientifiche.

L'Aprilia e il fuoristrada

Nella sua lunga storia imprenditoriale, Beggio ha tenuto a battesimo tante realizzazioni che hanno fatto diventare il nome Aprilia un icona anche nel panorama del fuoristrada. A cominciare dalle MX 125 e 250 com motore Hiro degli anni '70-80, con cui corsero e vinsero Ivan Alborghetti e Corrado Maddii, per passare alle mitiche RX 125 degli anni '90 a motore Rotax, impegnate anche nel Mondiale Enduro con Stefano Passerie nei Rally. Tra le ultime realizzazioni volute da Beggio non si può non ricordare la serie delle SXV, RXV, MXV 450 e 550, le avveneristiche bicilindriche da fuoristrada nate prima della sua uscita dal marchio e che furono protagoniste più o meno fortunate nei Mondiali Supermotard, Enduro, Motocross e nei Rally con piloti del calibro di Thierry van den Bosch, Stefan Merriman e Chicco Chiodi.

Beggio dopo l'Aprilia

La fine della sua avventura in Aprilia fu causata da un errore imprenditoriale che, a posteriori, non possiamo non valutare come imposto dall’alto. La crisi che alla fine degli anni 90 colpì alcuni distretti imprenditoriali del Veneto portò alcune aree politiche a chiedere l’intervento di alcuni imprenditori della zona. Beggio si imbarcò nel salvataggio della Giomo Cucine. Fu un autentico bagno di sangue, che intaccò pesantemente le finanze personali e aziendali. La vendita al gruppo Piaggio del polo motoristico (che comprendeva anche Moto Guzzi e Laverda) nel 2004 fu un passo quasi obbligato.

Poi Beggio uscì dai radar pubblici, ritirandosi a vita privata. La sua ultima apparizione degna di nota è datata 2014: allora Beggio, per i 70 anni, radunò nella sua residenza storica nel centro di Venezia tutti i protagonisti della sua parabola motociclistica. C’erano davvero tutti, dai tecnici agli ingegneri fino ai piloti. Allora a far rumore fu l’assenza di Max Biaggi, che col patron di Aprilia ebbe un rapporto burrascoso.



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