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21 marzo 2018
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"Chi le ha viste"

Terra Modena 450 SX2

Nel 2004 l'azienda emiliana aveva progettato questo gioiello tecnologico che avrebbe dovuto sbancare il Mondiale Supermotard. E invece…

Inauguriamo la nuova rubrica "Chi le ha viste" dedicata a quelle moto presentate come gioielli innovativi che avrebbero dovuto rivoluzionare le varie discipline nel settore del fuoristrada e che poi sono invece scomparse, senza lasciare una traccia significativa nel panorama motociclistico.
La prima moto di cui ci vogliamo occupare è la Terra Modena 450 SX2, gioiello tecnologico made in Reggio Emilia, che avrebbe dovuto sbancare il Mondiale Supermotard nel 2004.
La Terra Modena 450 SX2 fu presentata con grande enfasi a marzo 2004 nella prestigiosa cornice della Borsa di Milano dai suoi ideatori, Diego Calzavara, fondatore del marchio dopo un passato di dirigente Ferrari e Pirelli, e Piero Ferrari, figlio di Enzo e titolare di quella HPE che progettava i motori Ferrari da Formula 1 e che ha fornito la propria esperienza alla Ducati per la Desmosedici da MotoGP. I piloti scelti per portare alla vittoria il marchio emiliano erano il francese Alexandre Thiebault e l'italiano Michele Lavetti.
La moto presentata a Milano era davvero bella e curata nei dettagli. Estetica minimalista, ma ricercata, caratterizzata dallo scarico a scomparsa sul parafango posteriore e dalle sfuggenti fiancatine in carbonio. La Terra Modena 450 SX2, sponsorizzata dalla nota marca di orologi IWC di Schaffhausen, aveva una dotazione tecnica di prim'ordine, con il telaio in alluminio a culla sdoppiata con cannotto ricavato dal pieno, forcellone scatolato in alluminio, telaietto reggisella in titanio, cerchi Marchesini forgiati in alluminio, forcella Marzocchi Shiver con steli da 50 mm, mono Ohlins, impianto frenante Brembo con pinza radiale.
Il motore con distribuzione ad ingranaggi, cambio estraibile a 6 rapporti, valvole in titanio, albero motore componibile e pistone forgiato, era alimentato attraverso una presa d'aria dinamica, nascosta sotto il parafango anteriore.
Dal modello racing sarebbe dovuto derivare un modello stradale dotato di cambio servoassistito o semiautomatico a gestione elettronica.
L'ambizioso programma prevedeva la costruzione di 35 unità nel 20104, che sarebbero diventate 155 nel 2005 e 305 nel 2006, la conquista del titolo mondiale supermotard nel 2005 e la quotazione in Borsa entro il 2010.
Nel Mondiale Supermotard l'avventura della Terra Modena fu un fallimento completo con problemi tecnici a ripetizione e pochi punti raccolti nei due anni di partecipazione, il primo con il team interno e il secondo con le moto affidate al Team MRT e guidate da Robert Baraccani.
Sul piano produttivo si arrivò in effetti al lancio di una versione stradale, la Terra Modena 198 (“1” come il numero dei cilindri e "98" come il valore dell’alesaggio espresso in millimetri, lo stesso della Ferrari da F1) presentata ad EICMA 2006 che, nonostante fosse dotata di ottime caratteristiche tecniche, aveva perso per strada quasi tutte quelle particolarità presenti nel primo prototipo e che fu lanciata sul mercato al "modico" prezzo di 16.000 euro, fatto che non aiutò certo il suo successo commerciale.
Attualmente la Terra Modena si è trasformata in Terra Modena Mechatronic, che progetta, sviluppa e produce sistemi di propulsione elettrica integrata ad alte prestazioni e potenza per applicazioni nautiche e automobilistiche e sistemi elettrici sommersi per barche a vela.



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