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30 aprile 2018
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Il motore a due tempi oggi

Funzionamento, sviluppo e futuro

Quella nuvoletta azzurra e il suo tintinnio, hanno stregato più di una generazione. Ancora oggi molti appassionati lo scelgono e lo sognano. Viaggio nella tecnica: ecco come funziona e su quali moto è ancora montato il motore 2T

Sta ormai scomparendo dal panorama motociclistico, ma il motore a due tempi ha ancora una foltissima schiera di affezionati, soprattutto nel mondo dell’off-road. Sì, i punti a favore sono molti: si tratta di una tipologia di propulsore più leggero e semplice del 4T e, generalmente, offre prestazioni più elevate a parità di cilindrata e frazionamento. Tutto positivo dunque? No, c’è una contropartita importante: la combustione è più problematica, quindi le emissioni inquinanti sono maggiori. E sulle emissioni non si può più transigere.
La soluzione ci sarebbe: passare all’iniezione, meglio se diretta; ma la stessa struttura del due tempi complica le cose. In campo nautico la soluzione è stata trovata già da alcuni anni – ad esempio i motori Evinrude E-Tec – ma i propulsori marini sono più semplici in termini di dimensioni (maggiori) regimi (inferiori) e richieste (funzionano a regime praticamente fisso). Il problema fondamentale per i sistemi di iniezione è infatti la velocità di lavoro degli iniettori stessi: nei motori 2T tutto avviene in modo estremamente veloce, perché un intero ciclo avviene in un solo giro completo dell’albero motore, quindi in tempo dimezzato rispetto a un motore 4T che di giri completi ne deve compiere due per concludere le quattro fasi (aspirazione, compressione, scoppio e scarico). A questo si aggiunge per l’iniezione diretta la necessità di generare pressioni elevate, perché l’iniezione avviene nella camera di combustione quando l’aria è già stata compressa, anziché nel collettore a pressione ambiente.

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