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19 giugno 2017
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Ottanata by Acerbis

Da Albino ad Albenga in fuoristrada

Tre giorni in moto per un viaggio che in autostrada si poteva fare in tre ore. Avventura in maxienduro tra minuscole stradine, guadi e boschi in un tripudio di GS, KTM e Africa Twin

Il vecchio trattore è messo lì di sbieco e blocca la strada sterrata. La cabina è vuota. Sembra abbandonato. E invece no. È acceso. Dietro ha una specie di pompa (forse un’idrovora?) che tira su acqua (o la butta giù?) nel canaletto di irrigazione. Non me ne intendo di queste cose, io sono uno di città. So solo che fa un fracasso infernale e che io non riesco a passare con la moto. “Arrivo, arrivo”. Dal nulla si materializza il contadino su un Ciao. Le gambe magre magre. La pelle bruciata dal sole. In ciabatte e senza casco, come facevano i nostri nonni. Era una vita che non vedevo questa scena. Siamo nella Bassa, la campagna lombarda delle zanzare e dell’ossobuco. Facili sterratoni polverosi, immense cascine. È il tramonto di un venerdì qualunque. Fra un po’ vien già la sera e noi siamo tutti impegnati nella nostra Ottanata.
Escursionisti a piedi, a cavallo, in mountain bike. Ogni tanto incontriamo qualcuno. “Dove andate?” ci chiedono. “Non lo sappiamo”. Non lo sappiamo davvero. Abbiamo sul manubrio il Tripy, un aggeggio elettronico che funziona come i road-book di carta. Ti mostra delle immagini stilizzate e tu capisci che devi girare dopo il secondo albero a sinistra, tenere sulla destra un masso gigante, attraversare quel guado con una casa diroccata di fianco. Non c’è una traccia GPS da seguire, non c’è una mappa. Il percorso è segreto, sappiamo solo che dovremo arrivare ad Albenga. Siamo partiti da Albino. Dalle valli bergamasche alla Liguria, due mondi che non c’entrano niente. Di mezzo 500 km di sterrate, sentieri, boschi, pietraie e asfalto. Gli argini del Ticino. Il Po e poi l’Oltrepo, che sembra un gioco di parole ma è tutto vero.

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