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17 luglio 2017
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I segreti di Tony Cairoli

Tredici anni al top

L'otto volte Campione del Mondo, torna a volare nel Mondiale MXGP e ci racconta la sua preparazione fisica e mentale



Articolo by RedBull.it


Erano stati sufficenti due anni senza il titolo Mondiale per definire “finito” Antonio Cairoli. Erano arrivati i giovani talenti come Tim Gajser e Romain Febvre e lui era diventato improvvisamente troppo vecchio per tenere il loro ritmo. Ma è bastato un inverno privo d’infortuni per far si che Tony Cairoli ritornasse l’uomo da battere nel Mondiale MXGP. Nelle ultime 2 vittorie consecutive nel GP di Lombardia a Ottobiano e nella successiva tappa portoghese, ha raccolto 97 punti sui 100 assegnati, grazie ai quali ora ha 91 punti di vantaggio su Clement Desalle e 95 su Gautier Paulin.
Per scoprire il segreto di questi risultati abbiamo chiesto qualche segreto a Tony, focalizzandoci sulla sua preparazione fisica e mentale.

Nel motocross attuale quanto incidono talento, preparazione fisica, moto e team?
«Tutto conta, non saprei definire una percentuale precisa di ogni elemento ma so di certo che se manca una sola di queste cose non si va molto lontano. Posso essere preparato alla perfezione ma se non ho il giusto feeling con la moto non riuscirò mai a spingerla al limite e se non ho un team che lavora al meglio per me non arriverò mai a ottenere grandi traguardi. Per questo per vincere serve un po’ di tutto e aggiungerei anche un pizzico di fortuna».

Rispetto a quando hai iniziato a vincere nel Mondiale nel 2004, qualcosa è diventato meno importante e qualcos’altro più importante?
«Quando sei giovane l’entusiasmo e l’incoscienza tipica di quell’età aiutano un po’, e magari sopperisci a una preparazione non perfetta col talento puro. Ma dura poco e se vuoi avere successo a lungo termine devi riuscire ad avere tutto il pacchetto completo».

In una settimana quante ore giri in moto: senza gare e con gara in vista.
«In settimana giro parecchio, anche perché è la cosa che mi piace fare di più: in media 3/4 volte, per riproporre in allenamento quello che avviene in gara. Quindi ogni volta due manche da 30 minuti più due giri. Questo quando non ho gare, quando invece le gare si susseguono di settimana in settimana il programma si alleggerisce un po’, ma la moto per me resta piacere allo stato puro».

Da qualche anno ami allenarti con la bici da corsa: dove vai e quanti km fai a uscita?
«Ho iniziato ad andare in bici dopo l’intervento al ginocchio che stava per costarmi la carriera, ma ultimamente - sopratutto dopo i recenti fatti di cronaca - uso sempre più la mountain bike rispetto alla bici da strada. Se sono in Belgio uso più la bici da strada, dalle mie parti invece la mountain bike, anche perché ci sono molti itinerari splendidi in fuoristrada».

Perché trovi le uscite in bici utili per il tuo sport?
«Mi aiutano a tenermi in forma, a rilassarmi e sostituiscono egregiamente il running che spesso è più logorante fisicamente».

A Ottobiano hai dimostrato che la carta anagrafica non conta: eri stupito di essere più in forma dei colleghi più giovani?
«Non sono stupito, sono felice di constatare che il duro lavoro fatto in questi mesi paghi così bene. D’altronde sono siciliano e con il caldo un piccolo vantaggio su piloti nati in Nord Europa ce l'ho. In ogni caso le gare le vinco prima mentalmente e poi fisicamente: la testa conta ancora moltissimo, così come l’esperienza, quella non la compri da nessuna parte».

Come sono cambiate le tue tabelle di allenamento negli ultimi 10 anni?
«Si sono evolute e cambiano anche a seconda del momento della stagione e del mio stato di forma fisico. Un tempo avevo probabilmente meno bisogno di lavorare fisicamente ed era quasi esclusivamente allenamento in moto. Oggi vario molto, alternando crossfit, nuoto, bici, running e un po’ di pesi in inverno».

Come ti prepari mentalmente per la gara?
«Credo di avere una buona dote mentale: le gare mi piacciono, esaltano il mio lato competitivo e mettono in risalto le mie doti tecniche. Probabilmente rispetto a molti altri rendo meglio in gara più che in allenamento, riesco a gestire meglio la strategia di gara proprio perché rimango più lucido mentalmente».

Prima della gara sei uno di quelli che visualizza la pista?
«Non proprio, a Ottobiano mi rilassavo facendo colazione con gli amici di sempre e con le persone che lavorano con me, chiacchierando e ridendo mentre sugli schermi passavano immagini di eventi o delle gare di altre categorie. Non ho particolari rituali, un tempo ascoltavo la musica prima del via, ora mi concentro e basta».

Come curi l’alimentazione?
«Mi tengo alla larga da cibi elaborati e pesanti, da zuccheri raffinati ma in generale mangio un po’ di tutto. Non soffro particolarmente né i latticini né il glutine, ho un ottimo metabolismo e digerisco anche i sassi».

A pranzo cosa mangi nelle giornate in cui ti alleni?
«Come recita il mio motto: "go fasta eat pasta", quindi tanti carboidrati gustosi e dieta mediterranea, che è un altro asso nella manica di noi Italiani».

Sappiamo che sei un cuoco provetto: hai la forza di cucinare dopo una dura giornata di allenamento?
«Certo che sì e lo faccio anche molto volentieri. Amo preparare antipasti e primi piatti, mi piace usare materia prima sana, di qualità e il più possibile a chilometro 0 seguendo la stagionalità degli alimenti: insomma non ci sono segreti, solo buonsenso».

Fai uno strappo alla regola dopo una vittoria?
«Dipende, non sempre c’è bisogno di fare un vero e proprio strappo alla regola: a volte una bella pizza carica con salumi e quant’altro me la concedo».



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