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Dall'isola di Man con l'asso nella manica

Redazione
dalla Redazione il 04/08/2019 in Enduro
Dall'isola di Man con l'asso nella manica
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Schierato nella e3 contro un mostro sacro dell’Enduro come Steve Holcombe, il nuovo portacolori TM Racing non ha timori reverenziali: tutti sono battibili e proprio lui lo ha dimostrato mettendosi dietro tutti i big, prima agli Assoluti d’Italia e poi al mondiale.

I confronti tra fratelli sono inevitabili. Se poi i fratelli sono sportivi di alto livello, si fanno così insistenti da poter diventare un problema: in particolare, per quello che ottiene minori risultati. Questo non è successo ai Mccanney, una delle famiglie più in vista nell’Enduro moderno, che vivono il loro rapporto con grande serenità nonostante il più piccolo, Jamie, sia spesso considerato più veloce. Cosa in un certo senso naturale per Danny: “Fin dai tempi del Minicross, Jamie era quello che otteneva risultati migliori, per cui sapevo che in famiglia le maggiori attenzioni erano per lui”. Anche per questo, Danny è stato il primo a cimentarsi con l’Enduro, facendosi notare dal conterraneo David Knight che lo portò alla prima gara di British Sprint Enduro nel 2009, dove Gas Gas lo notò dando il via alla sua carriera. Per essere il meno veloce dei due, Danny proprio piano non va, visto che nel 2014 vince il titolo EJ con Boano, per poi passare prima al team Rockstar Husqvarna Factory e, dopo, al team Gas Gas ufficiale. Ora è tornato a far parte di un’altra squadra italiana, la TM, e sta sfidando la E3 in sella alla 300 2T. La carriera di Danny nei “senior” non è stata brillante quanto sembrava, soprattutto a causa di una serie di infortuni che hanno compromesso buona parte delle sue ultime stagioni. In TM però Danny ha ritrovato condizione, motivazioni e una velocità sufficiente a fargli vincere gare e mettere dietro gente come Holcombe, Salvini e Freeman.

 

 

Podio EnduroGP
Podio EnduroGP
TM Racing en300
TM Racing en300
Danny Mccanney
Danny Mccanney
Danny Mccanney
Danny Mccanney
Danny Mccanney
Danny Mccanney
Danny Mccanney
Danny Mccanney
Danny Mccanney
Danny Mccanney

Danny, non ti vedevamo iniziare così bene una stagione da un pezzo. Come suddivideresti il merito tra te, il nuovo team e la nuova moto?

“Davvero, questo è il mio miglior inizio stagione dal 2014! Il merito va ripartito equamente: appena sono saltato in sella alla TM ho provato sensazioni che non sentivo da tempo; il team è professionale, ma allo stesso tempo lavorare con loro è piacevole; quanto a me, sono riuscito ad allenarmi più del solito, usando meno la moto e più la bicicletta durante la settimana”.

 

Arrivi da una stagione 2018 positiva nonostante un problema alla mano. Com’è stata la tua esperienza con la Gas Gas del nuovo corso e perché si è conclusa dopo un solo anno?

“La stagione 2018 è iniziata con una mano rotta, ma è un problema che ho risolto abbastanza in fretta, arrivando al primo GP del Mondiale in condizioni discrete. Avevo una moto completamente di serie, sospensioni e tutto il resto, e tra la mia preparazione e quella della moto non c’erano le condizioni per essere veramente competitivi, specie se guardiamo all’anno prima quando correvo con Husqvarna. Ho comunque ottenuto buoni risultati, il materiale era abbastanza buono, tranne forse il pignone che mi si è distrutto nell’ultimo giorno. A fine anno però non ero soddisfatto di come andavano le cose, anche in prospettiva, e volevo cambiare. Per fortuna è arrivata la proposta di TM”.

 

Vivi ancora sull’isola di Man: per un pilota professionista di Enduro è più un privilegio o un problema?

Non è un posto facile dove vivere se devi allenarti; e spesso devo farlo da solo, il che complica ulteriormente le cose. Non abbiamo molti posti dove andare in moto, e soprattutto per tale ragione quest’anno ho deciso di allenarmi più con la bici: pare stia funzionando!”.

 

Hai cambiato molto il tuo allenamento nel corso degli anni?

“Non ho mai veramente cambiato la mia alimentazione, anche perché ho dei gusti molto difficili. Mi piace mangiare quello che voglio e quando ne ho voglia! Negli ultimi anni però curo di più la preparazione invernale, e dal 2019 faccio molta più mountain bike, che credo sia l’allenamento più vicino a quel che poi facciamo in un week-end di gara”.

 

Tu, Danny, hai corso per grandi Case come Husqvarna/KTM e per piccole aziende come Gas Gas e ora TM. Quali differenze hai trovato in termini di tecnologia, materiali e organizzazione?

“Ci sono molte differenze, ma tutte hanno pregi e difetti. Le aziende più grandi hanno molto più materiale a disposizione e di solito sono ben organizzate, ma alla fine tutti i team hanno interesse a farti provare il materiale più nuovo prima degli altri. Se devo giudicare dalla mia esperienza, direi che il top è correre in un team di medie dimensioni e con un contratto breve, di uno o due anni”.

Correre nella E3 contro Steve Holcombe richiede fegato, ma tu sembri non aver mai avuto soggezione dei grandi nomi, fin da quando da ragazzino cercavi di star davanti a Knighter…

“Sì, penso che sia soprattutto perché la 300 2T mi piace. È la prima moto da Enduro che ho guidato e il mio stile si è in qualche modo adattato a questa moto: riesco a guidare bene anche mezzi con motori diversi per cilindrata e tecnologia, ma credo che i team sappiano che mi piacciono i 300 2T, il che fondamentalmente è vero! E sono contento di vedere questo ritorno del 2T, mentre ancora 3 o 4 anni fa sembrava che il futuro sarebbe stato tutto dei 4T”.

Pensi che il 2T sia meglio del 4T? Perché nel Motocross questo non vale secondo te?

“Penso che tutto stia nel come il pilota riesce a controllare la potenza. Il 4T è ovviamente un motore in grado di vincere, ma penso che se guardiamo a tutti i diversi tipi di speciale, il 2T sia nel complesso migliore. Nel Motocross le cose sono diverse: ti servono grandi velocità e una risposta prontissima del motore, e qui il 4T fa la differenza”.

 

Siamo curiosi della tua TM EN 300i: non è la prima moto a iniezione che si vede, ma resta comunque una grossa novità. Che benefici hai trovato?

“Avevo già provato l’iniezione un paio di anni fa sulla moto di un’altra Casa e non mi era piaciuta molto, pensavo che non avrebbe funzionato. Ma appena sono salito sulla EN 300i i miei tempi sono scesi rispetto alla versione a carburatore senza che me ne accorgessi: e questo nell’Enduro è un grande vantaggio, perché se vai più veloce senza fatica hai veramente fatto centro. La moto ha molta più potenza ai medi e agli alti, ma ai bassi resta piena come quella a carburatore; e non doversi preoccupare della carburazione a ogni gara rende tutto più semplice”.

 

Allora forse ti avrà aiutato contro Holcombe, che a inizio stagione sembrava imbattibile, finché agli Assoluti di Pontremoli sei stato proprio tu a stargli davanti. Per poi ripeterti al Mondiale in Spagna.

“La gara di Pontremoli è stata un punto di svolta per me. Non pensavo di poter vincere, non amo quel tipo di Enduro test, che di solito piace più ai piloti italiani; ma già dopo la prima speciale ero davanti a tutti e non potevo crederci! Quanto a Steve, tutti siamo battibili e anche lui può essere battuto. Questo è quello che voglio fare e so che posso farlo”.

 

Lui conosce molto bene la sua moto, tu pensi di aver bisogno di più tempo sulla TM o sei già al tuo top?

“Lui è sulla stessa moto da 4 o 5 anni ormai, ma penso di essermi ormai abituato completamente alla moto. L’unico punto è che ho fatto un solo test sulle sospensioni da quando sono qui, e quella è un’area dove forse cambierei qualcosa; ma non faccio troppa pressione. Alla fine quest’anno anziché cercare di migliorare ogni giorno il set-up della moto penso più ad allenarmi con la bicicletta: è molto più divertente e sembra anche funzionare meglio”.

 

Parliamo degli altri avversari: Salvini, Remes e Nambotin sono più o meno piloti di una generazione precedente alla tua. I giovani più veloci siete tu, Holcombe e Freeman. All’ondata francese sembra seguire ora la marea inglese. C’è una ragione secondo te o è una casualità?

“Beh, per un inglese questa è davvero una bella generazione di cui far parte. Vedere tanti piloti britannici lì davanti nell’EnduroGP e nell’Hard Enduro è incredibile, ma so bene quanti buoni piloti ci siano da noi. E penso che ciò che ci rende così forti sia la determinazione”.

 

A proposito di Hard Enduro: l’Enduro si sta un po’ frammentando in rivoli e rivoletti, non trovi? EnduroGP, SuperEnduro, WESS, Cross Country, Beach Races e via dicendo. Come vedi il futuro di questo sport?

“Per me c’è un solo futuro possibile, ed è l’EnduroGP. È da qui che l’Enduro è partito, come una gara di velocità con delle tabelle orarie. Le gare estreme, l’Hard Enduro, sono un’altra cosa per un sacco di ragioni, e non vanno portate all’interno del Mondiale. I piloti di Hard Enduro sono specialisti nel loro formato di gara, noi nel nostro, ed è sbagliato mescolare le cose. Tanti enduristi hanno sempre corso le Beach Race: lo chiamavamo ‘winter racing’ ed erano le gare che si tenevano a stagione conclusa, i piloti le facevano per divertirsi e per tenersi in allenamento. Questo non significa che sia giusto portare le Beach Race in questo sport: è sbagliato. Personalmente voglio continuare con lo sport che ho sempre fatto, e credo che debba restare come è sempre stato. Del resto si è già visto che quando la FIM ha dato retta ad altri ha iniziato a distruggere l’Enduro. Per fortuna ora hanno fatto qualche passo indietro e le cose stanno migliorando. Staremo a vedere”.

 

Comunque vada, un numero crescente di piloti di alto livello dall’Enduro passano al Rally. Tuo fratello Jamie ha dovuto affrettare le cose dopo il ritiro di Yamaha dal Mondiale Enduro, e l’abbiamo già visto al Merzouga Rally. Per te che futuro immagini? Chiuderai da endurista o da rallysta?

“Il team ha dato a Jamie una grande opportunità. I Rally sono gare costose, non è facile avere l’occasione di provare e puntare a correre la Dakar, quindi penso che quando ha ricevuto la proposta non poteva che accettare. Comunque potrà sempre correre nell’EnduroGP se i Rally non dovessero funzionare, ma credo che con il talento e l’intelligenza che ha riuscirà senz’altro a imparare in fretta la guida e come leggere il road book. Anch’io, se mi capiterà l’opportunità di provare con un buon team, sicuramente ci proverò. Sono curioso di sapere come mi comporterei”.

 

Sei ancora molto giovane, ma come ti vedi tra 10 anni? Pensi a un futuro magari da team manager, all’interno di qualche Casa o tornerai a lavorare nella tua azienda?

“Per ora la prendo come viene, anno dopo anno. Nel mondo ideale penso che fra 10 anni potrei stare ancora correndo, ma ovviamente non lo puoi mai sapere. Sinceramente non so cos’altro potrei fare, ma se va tutto male tornerò di sicuro a lavorare con i miei, che hanno un’impresa edile sull’Isola di Man”.

 

Facciamo un gioco: Herlings e Cairoli finiscono il campionato MXGP alla pari e decidono di giocarsela in una gara di Enduro. Chi vincerebbe? E come si piazzerebbero rispetto agli enduristi top come te Steve, Brad, Alex?

Cairoli batterebbe Herlings! (ride). In Enduro bisogna guidare in modo più fluido e penso che Cairoli guidi così. Comunque nella EnduroGP avrebbero un grosso shock e starebbero dietro”.

Insomma, Danny non teme nessuno: e se la E3 non è la noiosa passeggiata di Holcombe che poteva diventare, il merito è soprattutto della sua grinta.

 

 

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