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Steve Wise, una vita da campione. Intervista esclusiva

il 14/08/2008 in News

Abbiamo incontrato per voi il pluricampione americano, l'unico pilota capace di vincere nei campionati AMA Motocross, Supercross, Superbiker e Superbike!

Steve Wise, una vita da campione. Intervista esclusiva
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In America lo chiamano "the natural". In italiano potremmo tradurlo con "talento puro". Questo è Steve Wise. L'unico pilota fin'ora capace di vincere nel National Motocross, nel Supercross, nel Superbikers (il predecessore del supermotard) e nel Campionato AMA Superbike.

Steve Wise era un pilota ufficiale Honda già affermato e vincente nel motocross e nel supercross, ma divenne veramente famoso grazie alle due vittorie consecutive ottenute nel Superbikers, la serie ideata da Gavin Trippe e dalla ABC-TV, che metteva di fronte i migliori piloti di motocross, dirt track e velocità di tutto il mondo. Nel 1980 e 1981, Wise dominò le gare corse sullo spettacolare circuito di Carlsbad, in California. In sella alla sua Honda CR500 ufficiale riuscì a batter piloti del calibro di Kenny Roberts, Freddie Spencer, Eddie Lawson, Waine Rainey, Jeff Ward e Andrè Mahlerbe. Nel 1982, all'esordio nella velocità giunse secondo, dietro al compagno di team Mike Baldwin nell'AMA Formula One Championship. Nello stesso anno ebbe l'onore di essere nominato Atleta dell'anno dall'AMA. Nel 1983 iniziò la stagione alla grande vincendo la prova del Campionato Superbike a Mid-Ohio con la Honda CB750F ufficiale. Poi una serie di incidenti e infortuni misero fine alla sua incredibile carriera. Dal 2001 è entrato a far parte dell'AMA Motorcycle Hall of Fame, un onore riservato solo ai migliori piloti nella storia delle gare americane. Dopo il ritiro dall'attività agonistica, Steve Wise ha intrapreso la strada della fede. Oggi è un sacerdote della Chiesa cristiana e si impegna per la diffusione della fede in Dio nel mondo.


Steve, sei stato l'unico pilota americano in grado di vincere in tutte le discipline. Eri dotato di un talento particolare?
Ho passato tantissime giornate passate in pista, tanto tempo ad allenarmi, sopratutto ho avuto in dono da Dio una abbondante dose di talento naturale!

Conta più il talento o la fortuna nella carriera di un pilota?
Per diventare un campione serve innanzitutto il talento. Ma da solo non basta. Serve anche un po' di fortuna, nel senso di non avere incidenti, infortuni e problemi fisici. Per questo è importante anche l'allenamento e il l'impegno professionale. Serve un mix di tutto questo. Nella mia carriera ho visto tanti piloti talentuosi perdersi per strada perché non avevano la capacità di focalizzare il risultato, o altri che sono stati fermati dagli infortuni.

Hai corso con molte moto. Quale ricordi con più affetto?
Senza dubbio l'Honda RC 500 con la quale ho corso e vinto le gare Superbikers nel 1980 e 1981. La moto più bella che mi sia mai capitato di guidare

Chi è il pilota più forte che hai dovuto affrontare nella tua carriera?
Bob Hannah. Era il pilota più forte nel periodo in cui gareggiavo anch'io, ma penso sia stato il migliore di sempre. A quei tempi, al via di ogni gara c'erano tanti piloti in grado di vincere. Lui era sempre il favorito e noi davamo il massimo pur di riuscire a batterlo. "Hurricane" doveva lottare ogni volta contro almeno dieci avversari. Non come succede oggi, dove ci sono pochissimi top rider in grado di vincere.

Raccontaci qualche aneddoto curioso della tua carriera
Fu molto curioso il modo in cui passai dal motocross alla velocità. Non c'erano mai stati piloti che erano passati dal motocross professionistico alla velocità, sempre tra i prof.. Mi ricordo ancora quando Dave Arnold, allora Team Manager della Honda, mi telefonò per dirmi che nella riunione annuale dell'AMA erano state cambiate le regole proprio per permettermi di correre nelle gare professionistiche in pista, senza passare per le categorie minori. Fu una soddisfazione incredibile.

Dal motocross, al supercross alla superbike. Al di là dei risultati, dove ti sei divertito di più?
Il motocross è stato il mio primo amore, poi sono stato stregato dalla velocità. Ma le gare che ricordo con più soddisfazione sono senza dubbio le due edizioni del Superbikers di Carlsbad. Anche perché fu proprio grazie a quelle due vittorie che l'Honda mi propose di correre con la loro moto ufficiale nella Superbike. Non finirò mai di ringraziare l'organizzatore del Superbiker, Gavin Trippe per questo.

Segui ancora le gare di Supercross e Motocross?
Si, mi piace molto andare a vedere il supercross. Appena posso vado avedermi le gare dal vivo. Quest'anno ho visto la finale di Las Vegas e devo dire che Chad Reed mi ha davvero impressionato. E' stato il più forte e ha vinto meritatamente il campionato. Ha uno stile che mi piace tantissimo. Certo, dal prossimo anno le cose potrebbero cambiare con il rientro di Stewart…

Hai vinto le prime gare di Superbikers, il predecessore dell'odierno supermotard. Cosa pensi del supermotard oggi?
Penso che sia stia sviluppando rapidamente e la prova è che anche le case che non avevano modelli stradali di supermotard ora si stanno adeguando. Ma soprattutto voglio fare i complimenti a Jeff Ward che a 45 anni continua a vincere contro ragazzi che hanno 25 anni meno di lui. Sono veramente orgoglioso di quello che sta facendo alla sua età.

Dopo il tuo ritiro sei diventato un sacerdote della Chiesa cristiana.. Cosa ti ha spinto a questo cambiamento radicale della tua vita?
Quando correvo mi capitava di pensare se quello che facevo era veramente quello che volevo per la mia vita. Ero un campione famoso, avevo soldi, belle auto, barche e aerei. Ma non ero in pace con me stesso. Non fraintendetemi, sono grato al motociclismo per quello che mi ha dato. Ma le gare non mi davano la gioia di vivere. Poi avvenne un fatto curioso. Nel 1981 ero stato scelto da Roger De Coster per far parte della squadra americana per ill Motocross delle Nazioni. Purtroppo durante un allenamento in California caddi e mi ruppi alcune costole e così Johnny O'Mara prese il mio posto. Fu un week end fantastico per la squadra americana che per la prima volta vinse il titolo. Ma lo fu anche per me, perché, coincidenza, proprio in quel week end venne a trovarmi un mio amico, che non sapeva del travaglio interiore che stavo attraversando. Mi parlò di Dio e della fede. Fu il primo passo verso la fede cristiana. In seguito, durante un viaggio in Belgio mi ritrovai a fare una preghiera a Dio in cui gli chiedevo di entrare definitivamente nella mia vita. E fu quello che avvenne. Non dimenticherò mai la felicità che provai in quei momenti. Per questo, da quel giorno mi sono impegnato a portare la parola di Dio in giro per il mondo.

Hai tre figli. Qualcuno sta seguendo le tue orme in campo motociclistico?
Assolutamente no. Non li ho mai invogliati. Da piccoli si sono divertiti con sport come il paintball e lo skate. Oggi sono grandi. Uno fa l'attore a Los Angele, dove vive con la sorella che studia all'università, mentre il più giovane vuole diventare un chirurgo. Meglio così!


p.s. se volete rivedere i video delle due edizioni del Superbikers vinte da Steve Wise andate su: http://www.stevewise.com/video/
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