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Ci ha lasciato Carlo Mayr

Redazione
dalla Redazione il 28/11/2025 in News
Ci ha lasciato Carlo Mayr
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Si è spento a Milano a 66 anni uno dei personaggi più noti dell'Enduro italiano. Amico e collaboratore di XoffRoad e DueRuote, lo ricordiamo così

Fine luglio 2025, Carlo Mayr viene a trovarci in redazione. Non era certo la prima volta che lo vedevo, ma faceva sempre un certo effetto. Carlo era un omone: quasi due metri di altezza, cento e più chili di peso, due mani che erano due palanche, un leggero strabismo mascherato da un paio di occhiali da vista.

"Ciao Carlo, come va? Ti va di fare un video sulla Sei Giorni? Vorremmo fare un pezzo storico, raccontare la Sei Giorni a chi non ne sa niente"

"Se vuoi vi scrivo un pezzo, ma non mi va di essere intervistato o apparire in video. Non mi va"

Tira fuori una valanga di materiali: nessuno glieli aveva chiesti, ma lui li ha portati lo stesso. Una miniera d'oro: brochure della Sei Giorni del 1968, foto d'epoca su diapositiva. Su ogni foto, c'era una storia da raccontare. "Prendete pure quello che vi fa comodo, qui c'è un po'di roba. Basta che la trattate bene, eh".

Carlo era così: sulle prime dava sempre poca confidenza, ma alla fine era un generoso vero. In quello che faceva non c'erano secondi fini. Lui era un grande appassionato di enduro, prima come praticante e poi come fotografo. Una passione, la sua, che l'ha portato a calcare tracciati e campi di gara per una vita intera, facendogli mettere in secondo piano anche gli affetti. "Poi un giorno ho smesso di uscire tutti i fine settimana (con la moto da enduro; ndr), perché i miei figli non ricordavano nemmeno di avere un papà", diceva lui, con quella sottile vena ironica (ai limiti del disincanto) che lo caratterizzava.

Nella vita Carlo Mayr era un imprenditore: la sua attività di commercio di salumi, però, passava in secondo piano quando si parlava di Enduro. Che per lui era una passione di famiglia: il fratello Franco Mayr è stato uno dei team manager più importanti di sempre. Viveva a Milano, ma le valli bergamasche - quando non era in giro a scattare foto - erano il suo regno e il rifugio nei weekend, sempre in sella a una moto.

Già, le foto: per anni i suoi scatti pubblicati su Motocross hanno significato tutto per generazioni di piloti: se lui ti scattava una foto e veniva pubblicata, significava che eri arrivato, che per "quel mondo" eri qualcuno.

E poi una lunga e bella parentesi a Xoffroad, giornale del quale è stato a lungo collaboratore. E a cui ha confidato e raccontato nella rubrica Amarcord gli aneddoti più belli, divertenti e spassosi della sua vita on the road. Nel mondo dell'enduro conosceva tutti, e tutti lo conoscevano. Era per davvero un'istituzione.

Con i materiali portati da Carlo, abbiamo realizzato questo servizio speciale di presentazione della Sei Giorni, che a fine agosto si è tenuta a Bergamo. Carlo era refrattario alle tecnologie. Oltre alla carta e alle diapositive, nel suo mondo non c'era spazio per internet, figuriamoci per i video o i social. O, ancor peggio, per l'autocompiacimento. Di sue foto, in giro, non ce n'è traccia.

Abbiamo provato in tutti i modi a portarlo in video, ma non ne ha voluto sapere. Ma si è prodigato per noi, come faceva ai tempi di Xoffroad cartaceo. Gli ho prestato il computer portatile dove ha scritto un bellissimo articolo in meno di due ore, che abbiamo letto in video. 

Una volta uscito il video, abbiamo ricevuto un messaggio. Era Carlo che ci ringraziava per il bel lavoro. Non ce n'era bisogno, ma lo aveva fatto lo stesso. E allora ci siamo ricordati chi era Carlo Mayr: un vero signore, sobrio e mai fuori luogo. Merce sempre più rara, di questi tempi. 

Adesso che Carlo non c'è più, stroncato da un malore nella sua casa di Milano, abbiamo scoperto che buona parte di quei materiali è rimasta nell'armadio di redazione da quella fine di luglio. Te li abbiamo trattati bene, Carlo. E continueremo a farlo.

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